LA NOSTRA AVVENTURA FINISCE QUI

COME ESPRESSO DAL NOSTRO PORTAVOCE LUCA PEOTTA, IL PERCORSO FATTO DA ICR DAL 2009 NON HA DI FATTO PORTATO ALCUN CAMBIAMENTO RIGUARDO ALLA SITUAZIONE DRAMMATICA DELLE PMI ITALIANE.

CON AMAREZZA LUCA PEOTTA HA DECISO DI NON PROSEGUIRE IN QUESTA AVVENTURA CHE CI HA APPASSIONATO PER 5 LUNGHI ANNI.

IL RITIRO DEL NOSTRO PRESIDENTE DI FATTO LASCIA UN “BUCO INSOSTITUIBILE” NEL CUORE DEL MOVIMENTO, PERCHE’ LUCA PEOTTA E’ STATO L’ANIMA DI ICR E L’ISPIRATORE PRINCIPE DI QUESTA REALTA’.

ICR SENZA LUCA NON ESISTE.

QUINDI GRAZIE PER QUANTO LUCA HA FATTO, GRAZIE PER QUANTO I SEMPRE PRESENTI ICIERRINI ( IL NS ZOCCOLO DURO) CI HANNO DATO, GRAZIE A TUTTI QUANTI HANNO COLLABORATO A QUESTO PROGETTO.

BUONA FORTUNA A TUTTI

ImpreseCheDesistono.

PS. Naturalmente chi volesse far sentire il suo personale grazie a Luca, troverà sempre il suo numero di telefono su questo blog.

Finalmente qualcuno da lassù prova a dare una risposta "doverosa" alle istanze del nostro Carlo Massone. Noi attendiamo l’esito.

On le Emanuele Fiano (PD) Interrogazione Camera n° 5 -02234- Commissione Giustizia

 

Da Alessandria a Potenza… Intervista radiofonica a Massone

da 2.45 circa.

 

Carlo Massone 1951 , P.I. Denuncia COLLAUDOPOLI-TIMBROPOLI a Napolitano! Veicoli Industriali Pesanti da 30 anni !

Come già fatto, riceviamo e pubblichiamo la richiesta del nostro amico Carlo Massone. Ancora oggi, nonostante le continue denucie a tutti gli organi di stampa ed ai media, Carlo non ottiene nè l’interessamento nè le risposte alle sue denunce.

Questo blog serve anche a “denunciare”, quindi pubblichiamo gli atti che Carlo ci ha inviato. Ad ognuno la propria considerazione in merito.  Sappiamo che Carlo a volte è sopra le righe nel suo modo di esporre le cose, chiediamoci però come saremmo noi se trent’anni di denunce e silenzi ci avessero ridotto a vivere in totale indigenza.

FINALMENTE QUALCUNO DA LASSÙ PROVA A DARE UNA RISPOSTA “DOVEROSA” ALLE ISTANZE DEL NOSTRO CARLO MASSONE. NOI ATTENDIAMO L’ESITO.

Interrogazione Camera n.5-02234 Commissione Giustizia

 

 

Da: massone.carlo@libero.it <massone.carlo@libero.it>
Date: 01 luglio 2012 16:59
Oggetto: I: 1° di 10 Invii – Presidente della Repubblica Luglio 2012 – COLLAUDOPOLI
A: segreteriasg@quirinale.it, centrocifra.gabinetto@giustizia.it, segreteria.passera@mit.gov.it, stefano.pedica@senato.it, scriviapedica@libero.it, presidenza@federcontribuenti.it
Cc: presidente@malagiustizia.eu, segreterianazionale@italiagarantista.it, perchiunquehacompreso@gmail.com,  redazione@cronacavera.info,  redazione@tuttotrasporti.it, maurizio.caprino@ilsole24ore.com, c.cannava@rai.it, mauro.facciolo@lastampa.it, massonecarlo51@gmail.com

 

Storie di ordinaria Follia…Carlo Massone

 Presidente della Repubblica Luglio 2012

All. 01 Cronistoria FIAT Iveco AL-359341 autogru tre assi con piattaforma.

All. 02 – pag 45  Dott. Ing. Carlo Pollarolo CTU Vera (AL)

All. 03 Dott.Ing. Giorgio Falcucci CT di controparte Falsa (AL)

Allegato 04 P.I. Valter Luna CT  Vera di parte (AL) 

All. 05- Pag.30 Dopo 11 anni ALTRI COLLAUDI FALSI.

All.06-Pag.41 Foto ritiro da Fiat Iveco Plura Cavanna F. (AL)

 All. 07-pag 40 Riep 07 Denunce RE- Insabbiate Tribunale (AL)

All. 08-pag.62  Alcune risposte “Evasive delle Istituzioni”

All. 09-pag 15 2003-USSL 70-ARPA Esente Collaudi STRAGI 

All. 10-pag 41 1991 Massone Carlo assolto con formula piena

All. 11-pag.49 1993 -Massone Carlo assolto con formula piena 

 All. 12-pag.11 Collaudopoli SentenzioPoli FIAT IVECO (AL)

All. 13-pag.28 La Colpa di  ESSERE P.I ONESTI

Denunce Parlamento Europeo

Intervista Radio Radicale.

Alessandria Oggi Articolo Io FALLITO  per aver comprato Camion con collaudi “FALSI” veicoli pesanti FALSI VALIDI .

——————————————————————————————

 

—-Messaggio originale—-

Da: michela.castaldo@mit.gov.it
Data: 7-mag-2013 10.00
A: “massone.carlo@libero.it“<massone.carlo@libero.it>
Ogg: risposta

Gent.mo sig. Mssone,in allegato Le invio la risposta – definitiva – in relazione alle Sue mail del Direttore Generale della Dgt del Nord Ovest.

Cordialmente

Risposta Ministero Trasporti 02.05.13. Direttore Generale Dott.Ing. Roberto Garrisi

d.ssa Michela Castaldo

Esposto Denuncia  28.06.2013 Contro Ministero Trasporti Nord OvestDirettore Generale  D.tt.Ing. Roberto Garrisi 

16.09.2013 PROCURA  DELLA REPUBLICA ALESSSANDRIA , DECRETO DI ARCHIVIAZIONE  ILLEGGIBILE.  OMESSA INDAGINE ! OMESSA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE  SPREGIO ART. 408 C.P.P.  MAGISTRATO P.M. DOTT. RICCARDO GHIO.

STORIA INTEROGAZIONI INSABBIATE  da 30 ANNI ! C.T.U.  D.tt. Ing. Carlo Pollarolo ASSEVERATA COMPRESA !!                           

1) Cronaca Vera –2) Interrogazione Camera del 1994 , Lega Nord On.Oreste Rossi – 3) Interrogazione Camera del .2012 , On .Franco Stradella – 4) Interrogazione Parlamento EU del 2007 Lega Nord , on. Mario Borghezio – 5) Interrogazione Parlamento EU ,del 2012 , on Oreste Rossi –6) Lettera Ministro Trasporti  Raffaele Costa del 1993 –7) Collaudi Truffa in Italia del 2008 --8) Tutto Trasporti del 2007 -

 NOLEGGIO AUTOMEZZI , DICHIARAZIONE CONFARTIGIANATO REDDITO IN PERDITA DA 30 ANNI

Commercialista in Rete I.C.R. Savona, Dott. Giuseppe Lepore  richiede  a Equitalia  posizione debitoria. :

RISPOSTA del 30/12/2013 , Euro ,173.897.00!! (entro il 28/02/2014 !!)

Comunicazione Debito Risultante

 LA COLPA DI ESSERE ONESTI , LETTERE AIFVS, Bersani e Meloni , Impegno Politico SICUREZZA STRADALE.

MINISTERO ANTI RACKET ed ANTI USURA Dott. Tano Grasso! On.le. Lino Carlo Rava (PD)! Presidente Repubblica !!! CRONACA !!

Risposta di M5S alle richieste di Carlo

Da: stefano.girard@piemonte5stelle.it
Data: 25-giu-2013 11.10
A: “massone.carlo@libero.it”<massone.carlo@libero.it>
Cc: “Marco Scibona”<marco.scibona@piemonte5stelle.it>
Ogg: Re: I:  COLLAUDOPOLI ! TIMBROPOLI ! Veicoli Industriali Pesanti ! Falsi Validi ! Incidenti STRAGI Continue Dolose ! INSABBIATE   da 30 anni !

Gent.mo Sig. Massone Carlo,

in riferimento al suo sollecito del 24 Giugno 2013 abbiamo esaminato la sua segnalazione correlata dell’ampio dossier che ci ha fornito tramite i link presenti nelle numerose email.

 Le comunico che non ravvisiamo, tecnicamente e nel merito, la possibilità di presentare un’interrogazione od altro atto ispettivo in quanto:

- i fatti sono accaduti considerevole tempo fa;

- sono stati oggetto di indagini della Magistratura e sentenze del Tribunale.

E’ quindi scontata una risposta da parte del Ministero della Giustizia in quanto spetta ai tribunali superiori il rigetto delle sentenze di tribunali inferiori. Si precisa inoltre di non poter entrare nel merito della validità di una perizia riconosciuta da un Tribunale ma che tali compiti spettano alla Magistratura, fino anche al Consiglio Superiore della Magistratura.

Si sottolinea inoltre che la risposta del Ministero di Giustizia sarebbe basata sui dati forniti dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che già lei contesta e di cui si è a conoscenza.

Distinti Saluti

per il Sen. Scibona

Dott. Stefano Girard

 

cerco avvocati carlo massone

 

 

Ultime

Sentire un Tg che dichiara che 12.000 aziende e attività commerciali sono sparite nei prime tre mesi dell’anno, che il Pil aumenterà si e no dello 0,5% (sapendo che statisticamente lo strompano del 1in più ), che le tangenti e la corruzione sono miti sfavorevoli da sfatare ( Napolitanicchio docet), con la Guidi che ci illustra i risparmi di circa il 10% sui costi energetici per le pmi e poi racconta di risparmi valutati tra 3000 euro anno x albergo, 400 da ristoranti, e circa 250 per un bar, ( manifatture e produzioni sono di fatto sparite dall’elenco delle pmi italiane), facendo pur finta di scordarsi di Imu raddoppiata su immobili e beni strumentali come di Tares raddoppiata (entrambe indeducibili)…… Facciamo anche finta di dimenticare che Terna lo scorso anno ha aumentato i costi di dispacciamento del 143%, arriviamo a scordare i super acconti al 102,5% e l’aumento delle accise sui carburanti, come delle autostrade, come dell’iva che fanno rivoltare lo stomaco a qualsiasi essere dotato di logica e onestá mentale…. Scordiamoci pure di 400.000 italiani che dopo 40 anni di lavoro non avranno la pensione…Ma chiudere dicendo che le cose non vanno male perché il fisco ha registrato un aumento delle entrate fiscali e un ottimo risultato della lotta all’evasione ( chiaramente l’evasione di sopravvivenza del povero cristo che non paga ma dichiara, o che non riceve i pagamenti da clienti e PA ) QUESTO E’ DAVVERO TROPPO per qualsiasi Italiano non parassitario..e da il segno definitivo di un paese morto, putrefatto e governato da dementi deficienti. Da una classe dirigente idiota che arriva ai vertici solo x conoscenze, famigliarità con il sistema corrotto e scambio di favori, e noi li votiamo pure. perchè la politica la devono fare i politici, ad ognuno il proprio mestiere….quindi “buon fallimento a tutti”

TU FURBETTO CHE HAI EVASO CON I QUATTRINI IN TASCA…. LO SAI CHE HAI FATTO PROPRIO BENE?

E tu, imprenditore onesto, che non hai pagato magari privilegiando i contributi ai tuoi collaboratori, ed hai dichiarato fedelmente le tue tasse, sei un idiota. 

Questo ti dice Agenzia delle Entrate ed Equitalia.

Se i soldi li hai in tasca, paga e tutto ti verrà scontato, se stai sputando sangue, continua a sputarlo che devi pagare gli 8.000 dipendenti del carrozzone Inequitalia e gli interessi per i premiati.

Con la presente informiamo che un comunicato stampa di Equitalia, di venerdì 24 gennaio u.s., ha chiarito che anche le cartelle recanti iscrizioni a ruolo per contravvenzioni al codice della strada (insomma, le multe) posso essere sanate nei termini previsti dalla legge di stabilità entro il prossimo 28 febbraio 2014.

E’ in sostanza possibile pagare entro la suddetta data in un’unica soluzione, senza interessi di mora e interessi di ritardata iscrizione a ruolo, non solo le cartelle e gli avvisi di accertamento esecutivi affidati entro il 31 ottobre alla società di riscossione per debiti erariali (Ires, Irpef, Iva, Irap), ma anche per le multe.

Sono invece esclusi i debiti Inps e Inail ed i tributi locali non riscossi da Equitalia.
La definizione agevolata è possibile anche in pendenza di rateizzazioni e sospensioni giudiziali.

Il pagamento si deve effettuare in unica soluzione entro la suddetta data (28/2) e si risparmiano:

-          gli interessi di mora (per tutte le cartelle);

-          interessi di ritardata iscrizione a ruolo, aggi e spese (per le cartelle relative a debiti erariali).

All’uopo è sospesa d’ufficio la  riscossione dei debiti interessati alla definizione agevolata.

Il versamento si effettua mediante bollettino F35, indicando nel campo «Eseguito da» la dicitura «Definizione Ruoli – L.S. 2014».

Equitalia contatterà i contribuenti che a fronte di cartelle vantano crediti verso la pubblica amministrazione (e per i quali, in base alla legge, l’ente interessato, prima di effettuare il pagamento, deve verificare la presenza di eventuali debiti con lo Stato di importi superiori a 10 mila euro) per sollecitare la definizione delle reciproche posizioni.

 

AMEN! ADESSO DIRANNO CHE STANNO AIUTANDO GLI IMPRENDITORI…. NATURALMENTI I SOLITI NOTI.

 

ICR in Collaborazione con APINDUSTRIA VICENZA appoggia questa forma di protesta.

Invitiamo tutti ad  aderire a questo invito, inviando fax di segnalazione come allegato, informando APINDUSTRIA VICENZA, che ringraziamo per averci reso partecipi della prima presa di posizione di una associazione di categoria riconosciuta, delle decisioni prese o obbligate dalla mancanza di liquidità, circa questa inaccettabile ulteriore e demenziale vessazione fiscale.

LE IMPRESE NON SONO IL BANCOMAT DI UNO STATO INEFFICIENTE, CIECO,INCAPACE E COLLUSO.

DOBBIAMO DIRLO ANCORA UNA VOLTA FORTE E CHIARO.

NOI NON ACCETTIAMO QUESTO TIPO DI SOLUZIONI MIRATE A COPRIRE UNA SCEMENZA ELETTORALE E LE MANCATE RIFORME PROMESSE.

BASTA!

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Squinzi,base inquieta,scriveremo a Letta Su dismissioni Governo si prende sua responsabilità

ANSA) – MILANO, 21 NOV – ”C’è molta inquietudine e nervosismo nella nostra base: anticipo a Enrico Letta che invieremo una lettera nella quale indichiamo gli elementi fondamentali che dovrebbero essere presi in considerazione nella stesura definitiva delle legge di stabilità”. Lo afferma il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, sottolineando, in merito alle dismissioni: ”abbiamo bisogno di reperire risorse per la ripartenza dell’economia, se il governo ha deciso così si prenderà le sue responsabilità”.

CARO SQUINZI LA BASE E’ MOLTO PIù CHE INQUIETA…

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Resistere è davvero un’impresa. Disperata

l 27 novembre sciopero dei piccoli e medi imprenditori contro l’oppressione fiscale e il disinteresse delle istituzioni. Dopo i commercianti si allarga il fronte dell’esasperazione. Peotta (Icr): “Disposti a forme di proteste a oltranza”

“Avvisiamo la gentile clientela che oggi il bancomat di stato resterà chiuso per 4 ore”. Commercianti, partite iva e piccoli imprenditori di ogni genere e grado mercoledì 27 novembre incrociano le braccia per protestare contro le istituzioni «che nulla stanno facendo per permetterci di fare impresa nel nostro Paese». A parlare è Luca Peotta,presidente di Imprese che resistono, un network di aziende nato in Piemonte nel 2009, che oggi può contare su 4mila aderenti in tutto il territorio nazionale.

 

Ma è come un’associazione di malati terminali: per ogni nuovo adepto, uno molla. «Il 15 per cento delle imprese che all’inizio di questa avventura avevano aderito oggi non esistono più». Una via crucis che dura ormai da sei anni: «Sono morti silenziose: te ne accorgi quando per la prima volta ti torna indietro una mail da un dominio che non c’è più, o quando una voce dall’altra parte della cornetta ti spiega che il numero selezionato è stato disattivato».

 

Secondo i dati Unioncamere per la prima volta nel 2012 il saldo tra le aziende nate e quelle chiuse in Piemonte è stato negativo. Le partite iva attivate sono 29.073 rispetto alle 30.893 cessate attività, con un -0,41% rispetto al già anemico dato nazionale che si attesta a +0,18%. Dal 2009 Imprese che resistono sta conducendo una battaglia contro le istituzioni di ogni livello, promuove manifestazioni, porta in piazza centinaia di imprenditori strozzati dal fisco e dai mancati pagamenti (spesso delle pubbliche amministrazioni), «ma poi non succede nulla e spesso si viene presi dallo sconforto».

 

E’ il segno dei tempi che cambiano, anche se a fatica. Così, mentre il 15 novembre la Triplice – Cgil, Cisl e Uil – sfida una crisi tutta sua interna di rappresentanza con uno sciopero contro la legge di stabilità (il corteo partirà da piazza Vittorio alle 9,30), due settimane dopo sono i padroni a incrociare le braccia, per una manifestazione che suona unica e incredibile nella città del manifatturiero, che già qualche decennio orsono si ritrovò a strabuzzare gli occhi di fronte alla marcia dei 40mila della Fiat. Allora furono i colletti bianchi, questa volta saranno gli imprenditori.

 

Sono quattro le proposte “emergenziali” che mettono in campo: entro 30 giorni emanare il decreto attuativo (la legge c’è già) per passare da 74 a 120 tranche nella rateizzazione con Equitalia. Due. Nuove modalità di pagamento dell’Irap per le imprese che non superano i 4 milioni di fatturato: il 50 per cento in busta paga ai propri collaboratori e l’altro cinquanta da reinvestire per lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria (obbligo di presentazione fattura quietanziata). Tre. Chi raggiunge in un anno una spesa di 2mila euro di Iva godrà di uno scontro sulla dichiarazione dei redditi. E infine: eliminazione della fidejussione bancaria per i soggetti che hanno diritto ai rimborsi Iva, previa presentazione di adeguata documentazione.

 

Il 27 novembre prossimo si fermeranno per quattro ore «ma se sarà necessario faremo un altro sciopero di un giorno e poi a oltranza, pur sapendo che non lavorare significa rinunciare a possibili guadagni. Vogliamo sperare che il nostro grido di dolore non resti inascoltato».

http://www.lospiffero.com/sottoscala/resistere-e-davvero-unimpresa-disperata-13379.html

L’ennesimo grido di protesta del popolo delle partite Iva: “Siamo bancomat dello Stato”

Partite Iva, piccoli imprenditori e commercianti incroceranno le braccia per quattro ore per dare un segnale allo Stato: “Basta tasse, burocrazia e cambi di rotta”. E dettano l’agenda al governo.

Siamo diventati il bancomat dello Stato, ma adesso basta, per quattro ore chiudiamo”. C’è una parte del paese che ha ipotecato la speranza. Spesso la politica la definisce la colonna portante dell’economia italiana, salvo poi sgretolare giorno per giorno le fondamenta. È il popolo delle partite Iva, degli artigiani e delle piccole e medie imprese.

Un popolo tartassato di tasse, bistrattato e spremuto fino all’osso, che, nonostante tutto, vuole credere ancora nel sistema paese. È stanco dei proclami, dei cambi di rotta, dell’incertezza. Vuol pagare le tasse, onorare i propri impegni, contribuire al benessere economico, ma si trova davanti un muro invalicabile e scivoloso che si chiama ora Stato, ora burocrazia, ora banche.

http://www.ilgiornale.it/news/interni/lennesimo-grido-protesta-popolo-delle-partite-iva-siamo-965292.html

 

 

 

 

http://www.ilgiornale.it/news/interni/lennesimo-grido-protesta-popolo-delle-partite-iva-siamo-965292.html

SERRATA… SE IL “BASTA NON LO SENTONO” E’ GIUNTA L’ORA CHE LO VEDANO E CI COMINCINO A FARE I CONTI.

PARTECIPANTI AD OGGI    22.11.2013 con oggi  SFONDEREMO QUOTA “5.000″

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Il prossimo 27 novembre 2013 assisteremo ad un evento senza precedenti :piccoli imprenditori, i commercianti, i titolari di partita IVA, insomma coloro che sentono sempre più la pressione della crisi, intendono mandare un messaggio chiaro al mondo della politica.Qui tutti parlano e parlano e parlano, ma se ci fermiamo NOI (che ormai siamo rimasti l’unica vera forza motrice del Paese) poi davvero non ce ne sarà più per nessuno. Noi siamo quelli che PAGANO le tasse (eccome), che sono SUPER-TARTASSATI non solo dal fisco ma anche dalla burocrazia, quelli che hanno creato posti di lavoro e continuano a pagare gli stipendi ai propri dipendenti senza se e senza ma (e se magari c’è da “tagliare” qualcosa, prima di tutto tagliano le PROPRIE spese). Noi siamo quelli che per avere un credito di 100 da una qualsiasi banca, devono presentarsi con garanzie pari a 1000. Arrivando al lapalissiano concetto che se io “avessi” 1000 … non avrei bisogno di chiedere 100 a chicchessia. Ebbene il 27 novembre (che è un mercoledì) ci fermeremo per 4 ORE. Anche se il “non” lavorare per noi significa rinunciare a possibili guadagni, senza poter invece rinunciare a dover pagare le tasse, vogliamo ancora SPERARE che il nostro grido di dolore non resti inascoltato. Noi siamo davvero ARRABBIATI perché vediamo che ci stanno rubando il futuro, ci impediscono di crescere, ci costringono a tagliare posti di lavoro in quanto quei soldi che vorremmo continuare a pagare ai nostri dipendenti invece li dobbiamo, obtorto collo, dare allo Stato per fini sempre più innominabili.

Molti di noi stanno lasciando l’Italia: non lo fanno per la voglia di evadere le tasse (come a tanti piace credere!) ma solo per la voglia di “sopravvivere”, di continuare ad esistere, di avere ancora una speranza. Chiediamo solo di non essere la voce che grida nel deserto: possiamo ancora farcela, ma la candela che tiene accesa la nostra speranza è ormai al lumicino.

“Sono un imprenditore come te, non importa se piccolo, medio, grande ma è arrivato il momento di dire a gran voce ai nostro governanti che nella nostra Italia è diventato impossibile lavorare, fare impresa, creare posti di lavoro, creare ricchezza. Senza questi obiettivi il Paese sarà drammaticamente compromesso. Non ci sono più alibi. Non esiste il minimo segnale che possa far pensare che l’Italia tutta si possa risollevare economicamente e NOI non possiamo più aspettare “domani” … per questo il prossimo MERCOLEDI’ 27 NOVEMBRE ci fermeremo per quattro ore.”

LUCA PEOTTA.

Commissariamento: 12 banche in Italia. E chi paga?

E siamo a 12. Eccovi l’elenco aggiornato, già uscito su IlSole24Ore,  dei 12 istituti di credito commissariati dalla Banca d’Italia.
L’ultima arrivata è la Banca delle Marche, che si è aggiunta alle altre 7 arrivate nel corso del 2013.
Come vedete si tratta di istituti di credito medio-piccoli, dove a far saltare la baracca sono le logiche “non congrue” nella concessione del credito. Quindi  che sono poi diventate perdite, voragini insostenibili per i conti della banca stessa e quindi ecco spiegato il motivo dell’intervento di BankItalia.

Tengo a precisare che questa procedura di commissariamento viene effettuata dalla banca d’Italia proprio per tutelari in primis i clienti. Ed i colpevoli sono solo loro,amministratori spesso senza logiche, senza scrupoli e peggio ancora senza competenze, figli di raccomandazioni politiche, che elargivano credito ad amici, compagni, persone “importanti” e raccomandate che poi sono saltate come delle molle.

Ed a pagare? Proprio loro, i vecchi azionisti che ora si trovano in mano una banca che se prima valeva 100, oggi magari vale 30.

E poi i dipendenti, una categoria che una volta era considerata “privilegiata”, proprio coloro che oggi sono messi alla gogna dall’ABI perché considerati troppo pagati ed anche incompetenti. Ma cari signori dell’ABI, buttate un occhio al libro paga e rendetevi conto DOVE la concentrazione maggiore (volumetrica) degli stipendi è diretta! E soprattutto quanto guadagna CHI ha funzioni “relative” e sedie solo di rappresentanza!

Nel 2012, ha denunciato uno studio di Fiba Cisl, i massimi dirigenti bancari e assicurativi italiani hanno incassato in media stipendi 42 volte superiori a quelli degli impiegati del settore. E a qualcuno è andata persino meglio. Per Enrico Cucchiaini di Intesa Sanpaolo (nella foto), il rapporto rispetto alla media Abi è stato addirittura di 108 a 1. Federico Ghizzoni diUnicredit ed Enzo Chiesa di Bpm hanno ricevuto retribuzioni superiori alla media rispettivamente di 82 e 80 volte. Per guadagnare la cifra percepita da un impiegato medio nel corso di un anno, ha ricordato ancora la Fiba, agli amministratori delegati di Intesa Sanpaolo e Generali sono sufficienti appena tre giorni di lavoro. Anche per questo lo stesso sindacato di settore ha recentemente lanciato una campagna per una proposta di legge di allineamento delle retribuzioni massime dei banchieri a quelle dei grandi manager pubblici attorno a quota seicentomila euro. (Source)

Inoltre dite che i bancari sono incompetenti? Vero, lo sono, ma siete VOI, banchieri, i veri responsabili. Carlo, un mio caro amico, mi racconta giornalmente di come ormai il bancario venga spremuto come un limone. Non importa cosa fa, cosa sappia o cosa possa imparare. Non importa “formarlo”. Non importa se può avere prospettive oppure no. L’importante è che generi guadagni. Fare commissioni! Racimolare denaro a conto basso! Finanziare imprese con rating elevatissimi a tassi elevati! Ecco il bancario perfetto!

Però nello stesso tempo bisogna razionalizzare le reti, chiudere gli sportelli in eccesso e aumentare la produttività.

E i veri responsabili, scaricheranno il barile: colpa della crisi, dei dipendenti, delle fasi lunari, dell’estinzione degli sterodattili. Di certo LORO, i vecchi dinosauri che hanno fatto saltare le banche con il perfetto “modus hoperandi” con cui i politici gestiscono il “bene comune”, non pagheranno. E in questo tipo di sport (deresponsabilizzarsi) in Italia abbiamo il primato mondiale.

STAY TUNED!

Danilo DT

http://intermarketandmore.finanza.com/commissariamento-12-banche-in-italia-e-chi-paga-59143.html?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

Squinzi ci ripensa: «Periodo troppo difficile, non dovevo fare il presidente»

Una affermazione di questo genere da parte di un imprenditore italiano a capo di una associazione di categoria primaria, che si siede ai tavoli di trattative con il governo, che ha nello statuto come “scopo” la difesa degli interessi delle imprese italiane, cosa per la quale si fa pagare profumatamente i tesseramenti ( un plauso a tutti coloro che continuano a foraggiare associazioni di categoria ufficiali perchè non si sa mai), ripeto, una affermazione come questa a fine 2013 dovrebbe far definitivamente capire a tutti di quale tipo di “associazione di categoria” parliamo.

Ma come? SE AVESSI SAPUTO CHE LA CRISI ERA COSI’ GRAVE????

Squinzi, ma dove era lei quando decine di imprenditori la facevano finita nel corso di questo lustro? Ma dove era Lei e la sua associazione quando nel 2009 cominciammo a dire che forse le cose non erano come le raccontavano.

Lo sappiamo, Lei era tra quegli imprenditori VERI e non DECOTTI, per i quali nel secondo semestre 2009 la crisi era già finita ed eravate ripartiti alla grande.

Già nel 2009 quando dal suo giornale scrissero ” Icr Day” uno sparuto gruppo di aziende decotte e alla canna del gas … ecco! Ora Lei si accorge che alla canna del Gas ci siete pure voi. Quindi in questi 5 anni, le associazioni di categoria che hanno fatto per i loro associati se Vi siete accorti SOLO ORA che la crisi è GRAVE?   Risulta ancor più evidente che il problema del paese non sta nella dimensione delle proprie imprese, 90 % piccole, ma nella incapacità e impossibilità x ovvi motivi dei rappresentanti delle parti sociali, a fare ciò che sarebbe necessario ed utile per salvaguardare l’interesse del paese intero a discapito dell’interesse dei pochi tristemente noti…

 

Squinzi ci ripensa: «Periodo troppo difficile, non dovevo fare il presidente»

Un anno e mezzo dopo l’ascesa alla presidenza di Confindustria, per Giorgio Squinzi è già arrivato il tempo dei ripensamenti e dei rimpianti.
«Se avessi saputo che la crisi era così grave», ha detto il leader degli industriali italiani, «non mi sarei candidato». Un pentimento che suona stonato, soprattutto se arriva dalla bocca di un imprenditore numero 1 di un’azienda con 7.500 dipendenti, 63 impianti produttivi dislocati in 31 Paesi diversi, e un fatturato che nel 2012 ha toccato 1,746 miliardi di euro.
IL PIL CROLLAVA. Ma soprattutto è un’affermazione che risulta difficile da credere se si rileggono i dati della crisi del marzo 2012, mese dell’elezione di Squinzi, quando erano 10.199 i lavoratori coinvolti in sospensioni dal lavoro, con la Cassa integrazione salita a 2.569.595 ore dal 1.805.033 dell’anno prima.
Anche il Pil era in condizioni di grave difficoltà, con un calo del 2,4%, mentre il debito era salito a quota 127%. Insomma, che la crisi fosse grave non era certo un mistero, e lo confermava anche la politica d’austerity su cui camminava il governo Monti.
D’altra parte era lo stesso Squinzi ad ammetterlo nel suo discorso di insediamento, parlando di «momenti di grande difficoltà economica come l’attuale», in cui non solo era in pericolo «il nostro benessere, ma anche la tenuta del nostro tessuto democratico, sociale e istituzionale».
LA PAROLA «CRISI» CITATA 14 VOLTE. Un documento di 32 pagine (leggi il pdf) in cui la parola crisi è citata ben 14 volte, affiancata a sostantivi, aggettivi e locuzioni come «esplosione», «senza precedenti», «drammatiche». Una situazione che era «la più lunga e la più profonda dal crollo del 1929», e tanto grave da creare «una spirale che mette a rischio la sopravvivenza stessa delle nostre imprese».
Insomma, a quanto pare Squinzi era pienamente consapevole di ciò a cui andava incontro. Ma forse, in un anno e sette mesi se n’è dimenticato.

Lunedì, 21 Ottobre 2013

http://www.lettera43.it/economia/industria/squinzi-ci-ripensa-periodo-troppo-difficile-non-dovevo-fare-il-presidente_43675111597.htm

La verità è questa, il risultato della desertificazione industriale in atto e voluta dai geni di governo. I piccoli sono troppi…e i grandi se ne vanno!

Italia, schiaffo crisi: non fa più parte del G8

Nona tra i grandi, entro 5 anni fuori dalla top ten. Brasile settimo, presto ci scavalcheranno India e Canada.

Grande smacco per l’Italia, che non fa più parte dei paesi del G8 E’ quanto scrive un articolo di Repubblica, sottolineando che “quando nel 2014 l’Italia farà un altro turno di presidenza dell’Unione europea, continuerà a partecipare al G8 con una piccola differenza: per dimensioni dell’economia, non sarà più fra i primi otto”.

Lontani i tempi in cui, ricorda il quotidiano il un articolo firmato da Federico Fubini, in cui, nel 1975, l’allora premier Aldo Moro fu testimone dell’ingresso del paese nel club dei grandi perchè “vantava la sesta economia della Terra e occupava la presidenza della Comunità europea”.

I tempi sono cambiati, il Pil è in fase di contrazione, e quel lustro l’Italia lo ha perso da tempo. Di fatto, precisa l’articolo, “dopo la Cina nel 2000 e il Brasile nel 2010, quest’anno la Russia sta compiendo ufficialmente il sorpasso. L’Italia scivola al nono posto per Prodotto interno lordo (Pil), partecipe del G8 per lignaggio politico ma fuori per dimensioni del fatturato, peso economico e capacità di proiettarlo nel mondo”.

“I dati del Fondo monetario mostrano che dal 1980 la Cina è cresciuta di 29 volte, l’India di 9, gli Stati Uniti di 5,8. L’Italia in questo è in linea con Francia, Germania o Gran Bretagna: negli ultimi 40 anni la sua economia si è moltiplicata circa per quattro”.

E non finisce qui: “fra non oltre cinque anni l’Italia sarà fuori anche dai primi dieci, scavalcata da Canada e India e relegata all’undicesimo posto; quello per il quale oggi competono Spagna e Corea del Sud”.

Promo ufficiale dell’incontro di Stasera

https://www.youtube.com/watch?v=cys1MJTr84Uttp://

Eurostat: nel 2012 deficit Italia al 3%, debito/Pil al 127%

Nonostante le manovre e manovrine lacrime e sangue, imposte sempre e solo ai cittadini ed agli imprenditori italiani, senza la capacità o la volontà di mettere mano ad una seria spending review tanto sbandierata quanto mai approcciata, i risultati di una politica economica degna della repubblica delle banane ha prodotto i suoi fantastici e più che logici risultati.

Ringraziamo il governo Letta, il governo Monti, il governo Berlusconi e il governo Prodi per averci regalato perle di saggezza e lungimiranza.

Ed ora che si fa? Affrontiamo gli acconti, i saldi e i superacconti prestando soldi che non abbiamo ad uno stato che non abbiamo in attesa di una patrimoniale che renderà il cittadino e le imprese italiane ancora più povere.

Abbiamo avuto le elezioni, abbiamo fatto ognuno la propria scelta, a nessuno ora è dato di evitarne le conseguenze.

E che il 2014 sia l’anno della Ripresa, come lo è stato il 2009-2010-2011-2012-2013.

(Afp) Il deficit dell’Italia per il 2012 resta confermato al 3% (in calo rispetto al 3,8% del 2011). È quanto emerge dalla seconda stima Eurostat, che conferma la prima dello scorso 22 aprile. Confermate anche le stime sul debito, che per il 2012 resta al 127% del Pil (rispetto al 120,7% del 2011), pari a 1.989.432 milioni di euro.

Leggi il resto:  Deficit/Pil Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/g5H9d

Contiamoci…

Questo post è indirizzato a tutti gli aderenti al movimento di Icr.

Dopo questi anni passati insieme abbiamo necessità di contarci per capire quanti siamo, quanti vogliono ancora esserci e purtroppo quanti piccoli imprenditori abbiamo perso in questo percorso.

Appena pronti, invieremo una mail a tutti coloro che hanno aderito al movimento, chiedendo espressamente di risponderci se vogliono ancora fare parte di Impresecheresistono.

Abbiamo bisogno di contarci per capire se ci siano ancora gli elementi per continuare a portare la voce dei piccoli alle orecchie dei sordi o se anche noi, insieme ad altri, ci siamo arresi definitivamente.

Abbiamo bisogno di contarci per capire se tra coloro che daranno segno di partecipazione ci sia la voglia di mettersi in gioco, di attivarsi personalmente affinchè questo movimento ritrovi forza e vigore, cosa che non può trovarsi unicamente nella volontà dei pochi soliti noti.

Insomma, passiamo la palla a voi per decidere cosa fare di questo movimento, se rimarrà Impresecheresistono o diverrà un ImpresecheDesistono in maniera definitiva.

Appena raccolto i risultati, verrete informati dell’esito di questo Test.

 

Questa non fa notizia e sulle prime pagine dei giornali troverete ben altro….Veneto: primo caso di imprenditrice che si suicida

suicidio sangue Questa non fa notizia e sulle prime pagine dei giornali troverete ben altro....Veneto: primo caso di imprenditrice che si suicida

Guest post: da Il Grande Bluff di Stefano Bassi

Questa non fa notizia 
e sulle prime pagine dei giornali troverete ben altro….

Veneto: primo caso di imprenditrice che si suicida per i debiti

Continua la scia di sangue della parte produttiva del Paese,
che sta MORENDO….spesso anche letteralmente…e non solo economicamente…

La parte produttiva dell’Italia è la nuova classe debole in questo Mondo finanziarizzato&globalizzato (chi vuole ci aggiunga anche l’euro, lo stato fallito&nemico, la burocrazia etc etc)
La parte produttiva nessuno se la caga perchè sono solo 6-7 milioni… dunque si trovano maggiori basi elettorali altrove.
La parte produttiva non solo viene lasciata sola ma è anche l’elemento IDEALE da spremere, da demonizzare (evasione fiscale etc), sfruttando il classico sentimento italiota che è avverso geneticamente alla parte produttiva del Paese.

Ed è sulla base di questa AVVERSIONE
verso la parte produttiva, 
di questo lasciarli soli e farli sentire senza alcuna speranza
che posso affermare senza ombra di dubbio:
SIAMO TUTTI COLPEVOLI DI QUESTO SANGUE,
LE NOSTRE MANI SONO SPORCHE DI QUESTO SANGUE.
ANCHE LE MIE.

Lo so…sono PAROLE FORTI…e molti non le condivideranno…
Ma sono anche parole FIERE…perchè io vado FIERO di questi Italiani che NON sono italioti…

E VADO FIERO DI LORO anche quando fanno IL GRAVISSIMO ERRORE DI SUICIDARSI (mentre avrebbero potuto chiudere ed andarsene, lasciando questo Paese di M…)

Ed aggiungo anche un altro “carico da 90″:
molto italioti se ne fottono di questo sangue anzi sotto sotto ne sono soddisfatti e pensano: un imprenditore brutto, cattivo ed evasore di meno…un padrone di meno…un ricco di meno…un ladro di meno…uno speculatore di meno…
ed in questo caso, visto che era donna…, una STRONZA di meno….

Dunque la parte MIGLIORE DI QUESTO PAESE SE NE VA…
sia in altri Stati, sia all’altro Mondo…
E rimangono solo gli Italioti e la Casta che li rappresenta ovvero la parte PEGGIORE DEL PAESE…
Facciamoci tutti un APPLAUSO ALLO SPECCHIO
ce lo meritiamo proprio…

E da L’Indipendenza PAROLE E PENSIERI FORTI…che però fanno riflettere…
per chi ha ancora il cervello “acceso”…

Ieri si è suicidata una piccola imprenditrice in provincia di Venezia.
E’ la prima donna che compie il gesto estremo perché strangolata dalla situazione economica e il tragico episodio ancora una volta è avvenuto in Veneto, dove ormai si contano a decine, se non a centinaia, i piccoli imprenditori che non hanno retto al peso della crisi che ha travolto le proprie aziendine, e si sono tolti la vita piuttosto che vedersi costretti a lasciare a casa i loro dipendenti, che spesso sono amici o comunque persone con cui hanno condiviso anni e anni di lavoro gomito a gomito. 
Altri, come l’imprenditore di Treviso che qualche settimana fa ha dato la propria testimonianza a L’Indipendenza, dopo aver venduto quasi tutto per tenere in piedi l’impresa, non avendo figli ha deciso di chiudere salvando almeno la casa e il capannone, licenziando una sessantina di dipendenti con la speranza che in questio anni abbiano messo da parte qualcosa per sopravvivere. Per tutte queste persone, in particolare coloro che si sono suicidate, qualche politico si è stracciato per finta le vesti, qualche giornale ha fatto una macabra contabilità, e poi il velo dell’oblio è sceso su di loro.
Ora mi appresto a dire una cosa che farà sobbalzare i cosiddetti “politically correct”, ma chissenefrega: loro, i suicidi da crisi economica, compresi i tanti che si sono ammazzati per aver perso o per non riuscire a trovare lavoro, non è stato speso un decimo dell’indignazione che l’intero sistena italico (compresi giornali e televisioni) ha riservato alle centinaia di immigrati extracomunitari morti annegati nel tentativo di sbarcare sulle coste italiche.
E’ una tragedia, non lo metto in dubbio, e nemmeno dico che quanto accaduto non debba muovere ciascuno verso un’umana sofferenza.
Epperò mi chiedo perché questa stessa umana sofferenza non sia mai stata dedicata, soprattutto da certe parti politiche, verso gli imprenditori e i lavoratori che hanno deciso di farla finita per via della crisi economica, oltre che per il comportamento delittuoso delle banche e dello stato aguzzino.
Per dirla tutta non mi pare di ricordare parole di partecipazione così incisive nemmeno dall’attuale Pontefice, che per altro suscita qualche simpatia quando mette in riga la Curia romana.

La morale sembra essere questa: meglio stracciarsi le vesti per i “migranti” defunti che per i propri concittadini suicidi, forse anche perché spesso questi gesti estremi sono stati indotti proprio dal sistema perverso che siamo stati capaci di mettere in piedi.
L’mpressione è che ci siano persone di serie A e altre di serie B. Peccato che i discriminati non siano quelli che tentano di entrare clandestinamente.

Manovra, basta toppe su un palazzo che cade a pezzi

 

 

 

Senza sottovalutare gli ostacoli politici e finanziari di fronte ai quali il governo Letta si è trovato a operare, la legge di stabilità 2014-16 è davvero poca cosa in termini quantitativi. In termini qualitativi, invece, la manovra prende bene la mira: le risorse sono poche, ma gli interventi sono in principio quelli giusti. In attesa di un passaggio parlamentare che potrebbe cambiarne i dettagli, è comunque possibile azzardare qualche valutazione.

CALO DELLE TASSE

La prevista riduzione delle tasse sul lavoro si attesta sui 10,6 miliardi di euro nel triennio, soltanto 2,7 dei quali nel 2014. Il mix di strumenti sono riduzioni Irpef per le fasce medio-basse, riduzioni Irap per la quota lavoro (ma di modesto ammontare) e riduzioni dei contributi sociali sulle imprese (sui quali occorrerà vigilare perché non si traducano in minori pensioni attese per i giovani lavoratori). Siamo molto al di sotto dello shock richiesto dalle parti sociali, ma anche ai 5 miliardi annui ventilati in un primo momento.

Come già argomentato da Link Tank, in tema di cuneo fiscale si doveva imparare dal passato, cioè dall’effetto tra il nullo e il modesto del taglio deciso dal governo Prodi nel 2006. Anche prima della crisi internazionale, quell’intervento non aveva prodotto gli effetti sperati perché di piccolo ammontare, spalmato su troppi beneficiari e incapace di spostare le aspettative di imprese e lavoratori. Sarebbe stato meglio concentrarsi su un solo strumento in maniera selettiva. Irpef o Irap, lasciando stare i contributi sociali per non alterare la logica del sistema previdenziale nel medio periodo. Il governo Letta vuole introdurre una piccola defiscalizzazione dell’Irap per i neo assunti (per tre anni e limitatamente ad assunzioni aggiuntive rispetto alla media dell’organico). È una buona idea, ma ancora troppo poco. I calcoli che girano sui giornali secondo i quali il risparmio Irpef per i cittadini meno abbienti sarebbe di circa 100 euro all’anno faranno arrabbiare l’opinione pubblica: sarebbe stato meglio avere coraggio politico e tagliare solo l’Irap alle imprese e concentrarsi sull’aumento delle assunzioni. Al momento si prevedono 70 milioni di euro per incentivare il trasferimento dal tempo determinato a quello indeterminato, ma è una cifra simile a quella stanziata per il semestre di presidenza UE (60 milioni).

Valutazione: noccioline


Leggi anche: Ridurre il cuneo fiscale? Sì, ma non sprechiamo i soldi

SPENDING REVIEW

L’unico modo per arrivare a una riduzione sostenuta delle tasse sul lavoro è ridurre la spesa. Non solo con una spending review che riduca gli sprechi, ma con un ridisegno complessivo delle priorità dell’intervento pubblico, in modo da liberare risorse per tutelare nuovi bisogni e per ridurre la pressione fiscale in modo permanente (incidendo così sulle aspettative delle persone). Va riconosciuto al governo che non era facile fare di più in tempi stretti, ma siamo ancora nella logica dei tagli lineari (con l’eccezione di qualche segnale positivo, come il miliardo di euro per sbloccare gli investimenti degli enti locali).

Nella pubblica amministrazione si continua con il blocco del turnover a oltranza, perché (anche per colpa di sindacati che adesso grideranno allo scandalo) non si ha il coraggio di mettere in piedi un rigoroso sistema di valutazione, che porti poi a differenziazioni salariali in grado di premiare i dipendenti pubblici più volenterosi e capaci. Sulla riduzione dei trasferimenti discrezionali alle imprese, dei 10 miliardi stimati dal Piano Giavazzi sono rimasti solo 210 milioni. Tutto viene rimandato all’opera dell’ennesimo commissario. Ma i nodi che stanno dietro alla riduzione della spesa sono politici, non tecnici.

Valutazione: aspetta e spera

DISMISSIONI

Questa è la parte meno convincente. Lo Stato venderà 1,5 miliardi di patrimonio pubblico alla Cassa Depositi e Prestiti per ridurre il rapporto tra deficit e Pil e – ma solo per circa un terzo degli incassi – per ridurre lo stock del debito pubblico. Se ne è avuta un’anticipazione con la manovrina dei giorni scorsi, in cui le annunciate dismissioni sono servite a limare il deficit e a presentarsi in Europa con i conti in ordine. Al di là delle cifre, è il principio che è sbagliato. Non si dovrebbero finanziare manovre correnti alienando patrimonio pubblico. Intendiamoci: ci sono buone ragioni per vendere parte del patrimonio pubblico, ma il principio da salvaguardare è che ogni euro incassato serva solo a ridurre il debito pubblico. La linea di demarcazione deve essere chiara.

Valutazione: precedente insidioso

SERVICE TAX

Come già discusso da Link Tank, sprecare risorse per ridurre le tasse sugli immobili non era la giusta priorità di politica economica per l’Italia. Fatto il danno, si cerca di rimediare rimodulando tasse e tributi sugli immobili: Imu (prime case escluse), Tari (rifiuti), Tasi (beni indivisibili come strade e illuminazione). La Tari dovrà modularsi come una tariffa e sarà pagata da chi occupa l’immobile. La Tasi a metà tra proprietari e inquilini. In barba al principio della traslazione d’imposta, si fa credere che parte del peso ricadrà sugli inquilini (politicamente meno influenti dei proprietari) ma questo dipenderà dal potere contrattuale delle parti e dagli andamenti di mercato. Non è facile prevedere quali saranno gli effetti redistributivi di questa rimodulazione dell’imposizione sugli immobili. Insomma, chi vivrà vedrà. Al momento, prevale l’impressione che di semplice trucco di magia possa trattarsi. Aggravato dal fatto che l’Italia rimane l’unico paese al mondo dove i cittadini non sanno più quanto e come pagare le tasse sugli immobili. Finirà che ci vorrà un consulente solo per pagare l’IMU.

Valutazione: abracadabra

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/legge-stabilita-2014#ixzz2i3eDwMLj

 

 

 

 

 

 

Tavolo Imprenditori e Manager 09.09.13

Gentilissime e gentilissimi partecipanti al primo incontro tra imprenditori e manager che si è tenuto lunedì 9 settembre nella sala dell’Archivio Sacchi a Sesto San Giovanni. Vi presentiamo una brevissima sintesi dell’incontro e un breve cenno ai passi successivi che vorremmo intraprendere, con l’auspicio di ricevere da voi eventuali suggerimenti al riguardo.

Partecipazione quantitativa.

Siamo soddisfatti del numero degli intervenuti (un centinaio), anche se molte delle persone che avevano aderito non sono, poi, riuscite ad essere presenti, per diversi motivi; ciò, forse, è  anche dovuto al fatto che l’evento è stato organizzato a cavallo delle vacanze estive e la prossima volta non sarà così.Cento persone complessive sono, però, un grande risultato per averlo ottenuto da soli e in poco tempo.

 Partecipazione qualitativa.

I numerosi interventi si sono contraddistinti per l’elevata qualità intrinseca, anche se la “pancia” continua, a nostro parere, ad essere prioritaria rispetto alla “testa” (anche noi siamo in questa situazione, non ci chiamiamo fuori…); ciò è dovuto alla situazione complessiva nella quale si trovano le due categorie di persone intervenute (imprenditori e manager senza lavoro) che è, a grande maggioranza, e per chi ha il coraggio di guardare la realtà esattamente per quella che è e non per come ci piacerebbe che fosse, drammatica.

Sviluppo della giornata.

Non sono emerse evidenze particolarmente diverse da quelle che, essendo anche noi parte di questa situazione, ci aspettavamo. Certo, un conto è immaginare una cosa ed un altro è constatare, de visu, la drammaticità di una situazione del paese. La nostra sensazione è che il cuore e la passione di tutti, manifestata in molti degli interventi effettuati, rappresentino la garanzia che noi non molleremo e che, anzi, spingeremo sulla politica per prendere quelle decisioni ormai non più rimandabili; ma abbiamo anche la certezza che l’attenzione prioritaria sia ormai quella di tentare di dare “da soli” una risposta ai problemi, di mercato, di organizzazione e di strategia delle nostre aziende. Abbiamo, però anche confermato, per mantenere un approccio di sano realismo e non vendere ciò che non abbiamo, che il processo che porterà a far lavorare insieme le piccole aziende e i manager è un processo lungo e complesso ma… ineludibile. E questo è, nello specifico, il nostro “mantra”.

Il prossimo passaggio.

Sentiamo il bisogno di accelerare il processo, magari saltando qualche passaggio, ma i tempi sono maturi per buttare il cuore oltre l’ostacolo.Pensiamo ad un prossimo incontro in cui si organizzino dei veri e propri tavoli di lavoro, dove, a piccoli gruppi, gli imprenditori discutano apertamente dei problemi concreti principali delle proprie aziende ( peraltro emersi chiaramente in sede di risposta ai questionari che abbiamo raccolto), con i managers portati anticipatamente a conoscenza delle problematiche afferenti le singole imprese/gruppi di imprese. Ciò, al fine di individuare risposte concrete (o perlomeno tentare di farlo) a quei temi che attanagliano la crescita delle aziende che riteniamo interessate, almeno potenzialmente, a questo progetto. L’obiettivo che ci si propone è quello di   agevolare l’incontro tra queste due categorie di soggetti con l’obiettivo chiave del miglioramento delle operations delle piccole aziende italiane (quelle, per capirci, con un numero di dipendenti inferiore a 50 e con un fatturato inferiore ai 10 milioni di euro, non tralasciando, anzi!, le micro, con meno di 10 dipendenti e meno di 2 milioni di fatturato).  E’ chiaro che, se e solo se anche questo secondo incontro “operativo” dovesse sortire esiti positivi e concreti, cercheremo insieme il modo migliore e più efficace per “istituzionalizzare” questo approccio di mutuo coinvolgimento tra manager e imprenditori. Appena pronti vi informeremo in dettaglio e convocheremo un altro incontro per incominciare, per chi confermerà il proprio interesse, a discutere concretamente di temi specifici.

Al fine di agevolare l’organizzazione dei tavoli in maniera il più possibile proficua, a breve riceverete un piccolo elenco di richiesta info aziendali finalizzata alla suddivisione e individuazione di professionisti il più possibili mirati alla discussione.

Naturalmente tali informazioni saranno trattate “al buio” e non diffuse a terzi esterni al nostro progetto.

Per adesioni   laura@costato.it

 

London School of Economics: dell’Italia non rimarrà nulla, in 10 anni si dissolverà

16 ott – “Gli storici del futuro probabilmente guarderanno all’Italia come un caso perfetto di un Paese che è riuscito a passare da una condizione di nazione prospera e leader industriale in soli vent’anni in una condizione di desertificazione economica, di incapacità di gestione demografica, di rampate terzomondializzazione, di caduta verticale della produzione culturale e di un completo caos politico istituzionale. Lo scenario di un serio crollo delle finanze dello Stato italiano sta crescendo, con i ricavi dalla tassazione diretta diminuiti del 7% in luglio, un rapporto deficit/Pil maggiore del 3% e un debito pubblico ben al di sopra del 130%. Peggiorerà.
Il governo sa perfettamente che la situazione è insostenibile, ma per il momento è in grado soltanto di ricorrere ad un aumento estremamente miope dell’IVA (un incredibile 22%!), che deprime ulteriormente i consumi, e a vacui proclami circa la necessità di spostare il carico fiscale dal lavoro e dalle imprese alle rendite finanziarie. Le probabilità che questo accada sono essenzialmente trascurabili. Per tutta l’estate, i leader politici italiani e la stampa mainstream hanno martellato la popolazione con messaggi di una ripresa imminente. In effetti, non è impossibile per un’economia che ha perso circa l’8 % del suo PIL avere uno o più trimestri in territorio positivo. Chiamare un (forse) +0,3% di aumento annuo “ripresa” è una distorsione semantica, considerando il disastro economico degli ultimi cinque anni. Più corretto sarebbe parlare di una transizione da una grave recessione a una sorta di stagnazione.
Il 15% del settore manifatturiero in Italia, prima della crisi il più grande in Europa dopo la Germania, è stato distrutto e circa 32.000 aziende sono scomparse. Questo dato da solo dimostra l’immensa quantità di danni irreparabili che il Paese subisce. Questa situazione ha le sue radici nella cultura politica enormemente degradata dell’élite del Paese, che, negli ultimi decenni, ha negoziato e firmato numerosi accordi e trattati internazionali, senza mai considerare il reale interesse economico del Paese e senza alcuna pianificazione significativa del futuro della nazione. L’Italia non avrebbe potuto affrontare l’ultima ondata di globalizzazione in condizioni peggiori.
La leadership del Paese non ha mai riconosciuto che l’apertura indiscriminata di prodotti industriali a basso costo dell’Asia avrebbe distrutto industrie una volta leader in Italia negli stessi settori. Ha firmato i trattati sull’Euro promettendo ai partner europei riforme mai attuate, ma impegnandosi in politiche di austerità. Ha firmato il regolamento di Dublino sui confini dell’UE sapendo perfettamente che l’Italia non è neanche lontanamente in grado (come dimostra il continuo afflusso di immigrati clandestini a Lampedusa e gli inevitabili incidenti mortali) di pattugliare e proteggere i suoi confini. Di conseguenza , l’Italia si è rinchiusa in una rete di strutture giuridiche che rendono la scomparsa completa della nazione certa.
L’Italia ha attualmente il livello di tassazione sulle imprese più alto dell’UE e uno dei più alti al mondo. Questo insieme a un mix fatale di terribile gestione finanziaria, infrastrutture inadeguate, corruzione onnipresente, burocrazia inefficiente, il sistema di giustizia più lento e inaffidabile d’Europa, sta spingendo tutti gli imprenditori fuori dal Paese . Non solo verso destinazioni che offrono lavoratori a basso costo, come in Oriente o in Asia meridionale: un grande flusso di aziende italiane si riversa nella vicina Svizzera e in Austria dove, nonostante i costi relativamente elevati di lavoro, le aziende troveranno un vero e proprio Stato a collaborare con loro, anziché a sabotarli. A un recente evento organizzato dalla città svizzera di Chiasso per illustrare le opportunità di investimento nel Canton Ticino hanno partecipato ben 250 imprenditori italiani.
La scomparsa dell’Italia in quanto nazione industriale si riflette anche nel livello senza precedenti di fuga di cervelli con decine di migliaia di giovani ricercatori, scienziati, tecnici che emigrano in Germania, Francia, Gran Bretagna, Scandinavia, così come in Nord America e Asia orientale. Coloro che producono valore, insieme alla maggior parte delle persone istruite è in partenza, pensa di andar via, o vorrebbe emigrare. L’Italia è diventato un luogo di saccheggio demografico per gli altri Paesi più organizzati che hanno l’opportunità di attrarre facilmente lavoratori altamente, addestrati a spese dello Stato italiano, offrendo loro prospettive economiche ragionevoli che non potranno mai avere in Italia.